Dislessia o ADHD? Come distinguerli e a chi chiedere
Di La redazione di Readigo · 2026-06-22 · 6 min di lettura
In breve
La dislessia è un disturbo specifico della lettura: riguarda la correttezza e la rapidità con cui il bambino legge, mentre in altri campi può cavarsela benissimo. L'ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, tocca l'attenzione, l'impulsività e il movimento in quasi tutto quello che il bambino fa. Ai compiti possono sembrare uguali, e a volte si presentano insieme. A casa non si possono distinguere con certezza, e la valutazione spetta agli specialisti: la maestra e il pediatra sanno indicarti la strada.
Due disturbi diversi
La dislessia è uno dei quattro disturbi specifici di apprendimento (DSA) della legge 170/2010: una difficoltà nell'imparare a leggere che riguarda correttezza e rapidità. Le Linee guida ministeriali del 2011 parlano di disturbi che toccano «alcune specifiche abilità dell'apprendimento scolastico», in bambini con un funzionamento intellettivo adeguato all'età. Per l'International Dyslexia Association alla base ci sono spesso, ma non sempre, difficoltà nell'elaborare i suoni delle parole. I segnali, classe per classe, sono nella guida ai segnali di dislessia. L'ADHD (in italiano si usava anche la sigla DDAI) riguarda invece il controllo dell'attenzione e dell'attività. La direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sui bisogni educativi speciali scrive che «ha una causa neurobiologica e genera difficoltà di pianificazione, di apprendimento e di socializzazione con i coetanei». I CDC americani ne descrivono tre forme: con prevalenza di disattenzione, con prevalenza di iperattività e impulsività, oppure combinata. E non si ferma alla lettura: si vede nei compiti di matematica, nei giochi, a tavola, quando gli parli.
| Dislessia | ADHD | |
|---|---|---|
| Che cosa riguarda | La lettura: correttezza e rapidità | Attenzione, impulsività, movimento |
| Dove si vede | Soprattutto quando c'è da leggere e scrivere | In quasi tutte le attività, anche nel gioco |
| A scuola | Legge 170/2010: con la diagnosi, PDP con strumenti compensativi e misure dispensative | Direttiva del 27 dicembre 2012 sui bisogni educativi speciali e circolare n. 8 del 2013: il team dei docenti, o alle medie il consiglio di classe, può decidere un PDP |
| Chi valuta | Psicologi e neuropsichiatri infantili, nella ASL o presso strutture accreditate | Specialisti dell'età evolutiva, di solito nella neuropsichiatria infantile |
Esempio dall'app
Cosa sente l'app in un breve brano
La demo parte da sola. Il brano si illumina parola per parola, come fa l'app quando segue un bambino che legge ad alta voce, e rallenta dove chi legge inciampa. Il testo è in inglese, come oggi le storie di Readigo; quelle in italiano sono in arrivo.
Milo the fox found a red kite stuck high in the old oak tree, and he tugged until it came free.
Le parole difficili si segnano in arancione.
Perché ai compiti si somigliano
Alle cinque del pomeriggio i due disturbi possono produrre la stessa scena: il libro aperto, lo sguardo altrove, la riga persa, gli errori di distrazione, il pianto prima ancora di cominciare. Un bambino con dislessia può sembrare distratto perché leggere lo sfinisce: si alza, chiede da bere, salta le righe. Reagisce a un compito troppo pesante. Un bambino con ADHD perde il segno e salta parole perché tenere l'attenzione su un compito lungo gli costa fatica, qualunque sia il compito. I suoi errori vengono dai momenti di distrazione, non dalla difficoltà di unire i suoni. Gli stessi comportamenti possono quindi avere radici diverse; anche i CDC avvertono che alcuni disturbi dell'apprendimento hanno sintomi simili a quelli dell'ADHD. Conta il quadro d'insieme, non il singolo comportamento.
Quando si presentano insieme
Qui la domanda «è l'una o l'altro?» si complica, perché a volte ci sono tutti e due. La direttiva del 2012 è esplicita: l'ADHD «si può riscontrare anche spesso associato ad un DSA o ad altre problematiche», e «con notevole frequenza» si accompagna ad altri disturbi dell'età evolutiva, tra cui proprio i disturbi specifici dell'apprendimento. Le Linee guida sui DSA del 2011 parlano di comorbilità, cioè di disturbi presenti nello stesso bambino, anche tra i DSA e quelli dell'attenzione, e aggiungono che in questi casi il disturbo che ne risulta «è superiore alla somma delle singole difficoltà». In pratica: se si guarda solo all'attenzione, una dislessia può restare nascosta; se si lavora solo sulla lettura, un problema di attenzione non riconosciuto può frenare i progressi. Quando un bambino non risponde all'aiuto pensato per un disturbo, chiedi dell'altro.
Gli indizi che orientano
Nessun genitore può riconoscere da solo l'uno o l'altro disturbo, ma alcune osservazioni aiutano a fare le domande giuste. Fa pensare più alla dislessia: - la fatica si concentra su lettura e scrittura, mentre l'attenzione regge nelle attività che gli piacciono e non chiedono di leggere; - inciampa soprattutto sulle parole nuove o lunghe, e scrive peggio di come legge; - segue benissimo una storia letta da te, ma non riesce a leggerla da solo. Fa pensare più all'ADHD: - la distrazione compare ovunque: matematica, giochi da tavolo, conversazioni, piccoli incarichi di casa; - irrequietezza e impulsività ci sono anche nei compiti che trova facili; - gli errori di lettura sembrano sviste e righe saltate più che parole decifrate a fatica. Fa pensare che possano esserci tutti e due: leggere è difficile e l'attenzione manca dappertutto, oppure l'aiuto per la lettura ha dato qualche frutto e poi si è fermato. La domanda che mette ordine nel resto: la fatica riguarda solo la lettura, o l'attenzione manca dappertutto?
Come fare chiarezza
Serve una valutazione fatta da specialisti, non un'ipotesi di casa e tanto meno un questionario trovato in rete. Si comincia dalla maestra e dal pediatra, che conosce la storia di tuo figlio, può escludere altre cause e ti indica il servizio: di solito la neuropsichiatria infantile della ASL. Per la dislessia la strada fino alla diagnosi e al PDP è nella guida ai segnali in prima e seconda; la diagnosi non si fa prima della fine della seconda primaria. Anche per l'ADHD la scuola conta. Per la direttiva del 2012 il percorso funziona meglio «quando è presente una sinergia fra famiglia, scuola e clinica», e le informazioni degli insegnanti «hanno una parte importante per il completamento della diagnosi». Porta agli specialisti anche quello che vede la maestra. Una buona valutazione considera tutte e due le possibilità. Puoi chiederlo apertamente: «State guardando anche l'attenzione?», oppure «Avete escluso un disturbo della lettura?».
Aiuti diversi
Per la dislessia gli eventuali trattamenti li decidono i clinici che seguono il bambino, spesso con un logopedista; a scuola la legge 170/2010 dà diritto al PDP, con strumenti compensativi e misure dispensative. Per l'ADHD il percorso lo stabiliscono gli specialisti dell'età evolutiva insieme alla famiglia, e coinvolge anche gli insegnanti. A scuola, la direttiva del 2012 riconosce che molti ragazzi con ADHD, anche senza una certificazione di disabilità, «hanno pari diritto a veder tutelato il loro successo formativo», e indica la necessità di estendere a tutti gli alunni con bisogni educativi speciali le misure previste dalla legge 170. Il piano didattico personalizzato può deciderlo il team dei docenti o, alle medie, il consiglio di classe, anche senza certificazione (circolare ministeriale n. 8 del 2013). Quando ci sono tutti e due, servono tutti e due i percorsi, nello stesso momento. Niente di tutto questo lo decide un genitore da solo, e niente lo fa un'app: diagnosi e percorso spettano a chi valuta tuo figlio.
Un'app di lettura non li distingue
Quando due disturbi si somigliano, è facile chiedere a uno strumento più di quello che può dare. Con Readigo, su iPhone o iPad, un bambino tra i 6 e i 12 anni legge ad alta voce una storia, e per ogni frase l'app assegna un punteggio, segnando le parole lette male o saltate. Le parole su cui ha inciampato le trovi evidenziate nell'app, quando vuoi. Per ora l'app è in inglese, storie comprese; l'italiano è in arrivo. Readigo ascolta come vengono lette le frasi, non dove va l'attenzione: una serata storta non dice niente su un ADHD, e un punteggio basso non distingue una dislessia da una distrazione. Non è un aiuto né per l'una né per l'altro. Se c'è una diagnosi, chiedi a chi segue tuo figlio se e quando aggiungere un'app. Come funziona. Readigo non è uno strumento diagnostico né riabilitativo; per un dubbio rivolgiti al pediatra, a un logopedista o al servizio di neuropsichiatria infantile.
Fonti
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170 - Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico (Normattiva)
- MIUR - Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, allegate al decreto ministeriale 12 luglio 2011 (copia dell'Ufficio scolastico regionale per il Lazio), §§ 1 e 1.4 (La comorbilità)
- MIUR - Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012 «Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali», § 1.3 (ADHD), e Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013, indicazioni operative (copia sul sito di una scuola)
- AID, Associazione Italiana Dislessia - La diagnosi (quando si può fare, chi la fa, a chi rivolgersi)
- Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro - Registro nazionale ADHD, pagina del 2004 (invio ai centri di riferimento regionali, diagnosi da parte di operatori della salute mentale dell'età evolutiva)
- International Dyslexia Association - Definition of Dyslexia
- CDC - Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD)