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Segnali di dislessia in prima e seconda elementare: cosa osservare e quando parlarne

Di La redazione di Readigo · 2026-10-21 · 12 min di lettura

In breve

In prima e in seconda, i segnali di dislessia da tenere d'occhio sono quelli che non cambiano con i mesi: una lettura ancora sillabica ben oltre la metà della prima, la stessa parola letta in modi diversi, errori sempre uguali. Leggere piano e a sillabe, in prima, è normale. Per le Linee guida ministeriali la diagnosi si può formulare con certezza dalla fine della seconda. Se questi segnali restano, parlane con la maestra e con il pediatra.

Che cos'è la dislessia e che cosa sono i DSA

Per la legge italiana la dislessia è «un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura» (legge 170/2010, art. 1, c. 2). In pratica il bambino legge più lentamente e sbaglia di più di quanto ci si aspetta alla sua età, anche se è sveglio e si impegna. La stessa legge riunisce sotto la sigla DSA, disturbi specifici di apprendimento, quattro disturbi che possono presentarsi da soli o insieme: - dislessia, la lettura; - disortografia, l'ortografia; - disgrafia, la grafia, il tratto della mano; - discalculia, i numeri e il calcolo. Si parla di DSA «in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali» (art. 1, c. 1). Per questo, nel percorso, il pediatra può verificare anche vista e udito. Nei primi anni riconoscere la dislessia è difficile. Le Linee guida del Ministero sui DSA (2011) osservano che, per il suo aspetto evolutivo, il disturbo può somigliare «a un semplice rallentamento del regolare processo di sviluppo». A novembre, in prima, un bambino con dislessia e uno che ha solo bisogno di più tempo possono sembrare uguali. A distinguerli sono i mesi che passano: come cambia la lettura da un mese all'altro.

Esempio dall'app

Cosa sente l'app in un breve brano

La demo parte da sola. Il brano si illumina parola per parola, come fa l'app quando segue un bambino che legge ad alta voce, e rallenta dove chi legge inciampa. Il testo è in inglese, come oggi le storie di Readigo; quelle in italiano sono in arrivo.

In ascolto

Milo the fox found a red kite stuck high in the old oak tree, and he tugged until it came free.

Le parole difficili si segnano in arancione.

In prima: cosa è normale e che cosa osservare

Emanuele Gagliardini, psicologo dell'età evolutiva, scrive per Edizioni Dorotea: «Nelle prime classi della scuola primaria, la lentezza è spesso un passaggio naturale». È normale che il bambino proceda «sillaba per sillaba», che esiti o torni indietro a controllare. Conta che alla fine abbia capito il senso del testo. Anche le difficoltà passeggere sono frequenti. Le Linee guida del 2011 riportano che, secondo le ricerche, circa il 20% degli alunni, «soprattutto nel primo biennio della scuola primaria», ha difficoltà nelle abilità di base, e che solo una parte di loro presenterà un DSA. Una prestazione atipica, insomma, «solo in alcuni casi implica un disturbo». Per la lettura le Linee guida indicano tre segnali: - una lettura ancora sillabica «ben oltre la metà della prima classe primaria», cioè ancora in primavera, ben dopo la pagella di febbraio; - la stessa parola letta in modi diversi nello stesso brano; - la tendenza a perdere spesso il segno o la riga. Per l'AID (Associazione Italiana Dislessia) alcuni indicatori precoci si vedono già alla scuola dell'infanzia, per esempio le «difficoltà con filastrocche e frasi in rima». Alla fine della prima guarda alla «lenta decifrazione delle singole lettere», all'«incertezza nell'utilizzo delle sillabe» e, nello scrivere, alle «sostituzioni o elisioni di lettere», per esempio «davolo» per tavolo o «teno» per treno. Ognuno di questi è un segnale da osservare nel tempo, non una diagnosi. Se a novembre scambia la b con la d e a marzo non lo fa più, stava imparando. Il segnale conta quando resta per mesi, nonostante il lavoro in classe e a casa.

In seconda: quando la lettura dovrebbe sciogliersi

In seconda la lettura prende ritmo: secondo l'articolo di Dorotea, «verso la fine della seconda primaria il sistema di lettura dovrebbe iniziare a stabilizzarsi». Lo stesso articolo indica per la seconda, come velocità media dei bambini con uno sviluppo tipico e come valore orientativo, «tra le 2 e le 2,5 sillabe al secondo» nella lettura di brani. Non è una soglia, e un numero da solo non dice se c'è un DSA. L'articolo consiglia di sentire un professionista, uno psicologo dell'apprendimento o un logopedista, quando: - la lettura «resta molto lenta o incerta anche dopo un anno di pratica scolastica»; - ci sono «errori ripetitivi o inversioni di lettere e sillabe»; - il bambino «mostra fatica evidente, evitamento o perdita di interesse per la lettura». Per la scrittura le Linee guida parlano di errori che possono essere frequenti in una fase dell'apprendimento, ma che contano quando «si presentano a lungo ed in modo non occasionale». Sul quaderno si vede: le stesse doppie saltate, settimana dopo settimana. Un segnale lo puoi notare a casa: la distanza tra quello che tuo figlio capisce e quello che riesce a leggere. Una storia ascoltata te la racconta con tutti i dettagli; davanti alla stessa pagina scritta si blocca. Per l'AID i segnali più importanti sono «un'inattesa difficoltà nell'apprendimento della lettura e della scrittura»: un bambino sveglio che fatica dove nessuno se lo aspetterebbe. Per seguire i progressi, il calcolatore delle sillabe al secondo ti aiuta a confrontare tuo figlio con se stesso, ogni tre o quattro settimane. Non è una prova e non dice se c'è un DSA.

Fase normale o segnale da tenere d'occhio, mese per mese

Le situazioni più comuni, in ordine di tempo. I segnali vengono in gran parte dalle fonti citate sopra.

QuandoFase normaleSegnale da tenere d'occhioCosa fare
Prima, primi mesiLegge sillaba per sillaba, esita, torna indietro.Fatica ancora con filastrocche e rime.Giochi di rime e di sillabe, una storia letta insieme ogni sera.
Prima, ben oltre la metà dell'annoLegge piano, ma più sicuro che a settembre.Lettura ancora sillabica che non migliora; la stessa parola letta in modi diversi; la riga persa.Chiedi un colloquio e quali attività di recupero fa la classe.
Fine della primaLegge con tempi lunghi, ma capisce il senso.Decifra lentamente le lettere, è incerto con le sillabe; scrivendo scambia o salta lettere.Parlane con la maestra e con il pediatra. D'estate, dieci minuti al giorno di lettura.
Seconda, primi mesiLa lettura diventa più scorrevole, mese dopo mese.Legge ancora lettera per lettera.Chiedi se hanno fatto prove di lettura e com'è andata.
Seconda, durante l'annoLegge brani più lunghi e inciampa sempre meno.Errori sempre uguali, inversioni di lettere e sillabe.Porta al pediatra esempi precisi e il parere della scuola.
Fine della secondaLa lettura comincia a stabilizzarsi.La fatica resta evidente: lettura stentata, molte esitazioni.Se la scuola ha segnalato difficoltà persistenti, chiedi al pediatra come avviare la valutazione.
In qualsiasi momentoQualche sera non ha voglia di leggere.Evita la lettura; capisce le storie ascoltate ma non riesce a leggerle.Leggi tu a lui, scegli testi più facili, parlane con la maestra.

Nessuna riga basta da sola. Usa la tabella per scegliere di che cosa parlare con la maestra e con il pediatra, e con quali esempi.

Perché la diagnosi non si fa prima della fine della seconda

Le Linee guida del 2011 lo dicono in una riga: «la diagnosi di DSA può essere formulata con certezza alla fine della seconda classe della scuola primaria». L'AID precisa: dislessia e disortografia alla fine della seconda, disgrafia e discalculia alla fine della terza. Prima di queste tappe, spiega l'AID, «la varietà dei risultati dei test rende troppo difficile il discernimento di un disturbo specifico dell'apprendimento». A sei o sette anni i bambini imparano a velocità molto diverse. Le raccomandazioni cliniche sui DSA (PARCC, 2011) arrivano alla stessa conclusione: non sembrano disponibili prove di screening «sufficientemente predittive», quindi «non appare opportuno anticipare la diagnosi». Nel frattempo si può già fare molto. Se prima della fine della seconda le prove di lettura e scrittura vanno molto peggio del previsto, il PARCC ritiene «tuttavia opportuno incominciare ad attivare interventi di recupero che coinvolgano la scuola e la famiglia». Le Linee guida chiamano questi anni «il periodo cruciale e più delicato» e aggiungono: se alla fine si scopre che «si è trattato di una mera difficoltà di apprendimento anziché di un disturbo, sarà meglio per tutti», perché le metodologie adatte ai bambini con DSA «sono valide per ogni bambino». Anche i bambini con dislessia migliorano, solo più lentamente. In uno studio italiano (Tressoldi, Stella e Faggella, 2001) la loro velocità di lettura cresceva in media di circa 0,3 sillabe al secondo per anno di scuola, più o meno la metà dell'aumento osservato negli altri bambini. È una media di gruppo, non una soglia, ma spiega perché la differenza si vede meglio con il passare del tempo.

Se in famiglia c'è già un DSA

Le raccomandazioni cliniche PARCC mettono la «familiarità per DSA» tra gli indicatori di rischio, e parlano di «rischi di ricorrenza per la dislessia, variabili dal 9% al 78%». Familiarità vuol dire rischio più alto, e anche con un genitore che ha la dislessia il figlio può non averla. Un test genetico per fare la diagnosi, scrive il PARCC, non esiste. Se in famiglia c'è una diagnosi, dillo alla maestra e al pediatra fin dalla prima. Se le prove di lettura e scrittura vanno molto peggio del previsto e c'è anche un altro indicatore di rischio, come la familiarità per DSA, un disturbo del linguaggio o risultati molto bassi nelle prove metafonologiche (sentire e manipolare i suoni delle parole), il PARCC ritiene possibile intervenire prima della fine della seconda, «anche a livello riabilitativo», cioè con uno specialista.

Il percorso, passo per passo

Ogni regione ha il suo protocollo, quindi nomi e tempi cambiano. Lo schema di fondo è quello della legge 170/2010 e delle Linee guida del 2011. 1. Qualcuno nota la difficoltà. Spesso è la maestra, ma puoi essere tu: secondo le Linee guida la famiglia che se ne accorge per prima «ne informa la scuola, sollecitandola ad un periodo di osservazione». Non serve aspettare i colloqui di dicembre: dove si può, chiedi un incontro dal registro elettronico. 2. La scuola osserva e, dove è previsto, fa uno screening. La legge chiede alle scuole di attivare, «previa apposita comunicazione alle famiglie interessate», interventi per individuare presto i casi sospetti di DSA, secondo i protocolli regionali (art. 3, c. 3). In Veneto, per esempio, lo screening riguarda le prime due classi della primaria. L'esito «non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA». Se hanno usato le prove MT, le fasce le spiega la guida alle prove MT. 3. Attività mirate in classe. Davanti a questi segnali, dicono le Linee guida, il docente «predispone specifiche attività di recupero e potenziamento». Chiedi che cosa si fa, per quanto tempo e quando si rivaluta. 4. Se le difficoltà restano, la scuola te lo comunica. Per gli alunni che, «nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia» (art. 3, c. 2) e, secondo le Linee guida, consiglia di rivolgersi a uno specialista. 5. Il pediatra. Portagli gli esempi raccolti a casa e quello che dice la scuola. L'AID suggerisce proprio di rivolgersi «al pediatra e agli insegnanti per valutare eventuali percorsi di potenziamento». Il pediatra può far controllare vista e udito e indicarti il servizio giusto. Puoi anche muoverti da solo: la famiglia fa valutare il bambino «di propria iniziativa o su segnalazione del pediatra» (Linee guida). 6. La valutazione. Si fa nell'ambito del Servizio sanitario nazionale (art. 3, c. 1): l'AID indica la neuropsichiatria infantile della propria ASL (può chiamarsi UONPIA o TSRMEE) oppure, dove possibile, specialisti privati autorizzati dalla regione. La diagnosi clinica la possono fare solo psicologi e neuropsichiatri infantili; come si compone l'équipe lo decide la regione (in Calabria l'«unità minima» è neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista). Dopo i test, lo specialista scrive una relazione con il tipo di disturbo e le strategie consigliate. 7. La diagnosi a scuola. Per legge la diagnosi «è comunicata dalla famiglia alla scuola» (art. 3, c. 1). L'AID consiglia di portarla in segreteria, «farla protocollare e richiedere la redazione del PDP». 8. Il PDP. Nel piano didattico personalizzato la scuola mette per iscritto come insegnerà e valuterà tuo figlio, «in tempi che non superino il primo trimestre scolastico» e con quel «raccordo con la famiglia» che le Linee guida definiscono fondamentale. Dentro ci sono i due aiuti previsti dalla legge (art. 5): gli strumenti compensativi, che portano allo stesso obiettivo per un'altra strada, e le misure dispensative, che esonerano da alcune prestazioni non essenziali. L'AID fa qualche esempio: tra i primi la sintesi vocale, la calcolatrice, le mappe concettuali; tra le seconde meno compiti a casa, tempi aggiuntivi, la dispensa dalla lettura a voce alta. Per le lingue straniere la legge prevede strumenti che favoriscano «la comunicazione verbale» (art. 5, c. 2, lett. c), e le misure vanno verificate nel tempo (art. 5, c. 3). Tieni una cartellina con le comunicazioni della scuola, i quaderni più significativi e le date: ti servirà a ogni incontro. Readigo non è uno strumento diagnostico né riabilitativo; per un dubbio rivolgiti al pediatra, a un logopedista o al servizio di neuropsichiatria infantile.

Nel frattempo, a casa

Mentre la scuola osserva, a casa servono poche cose, fatte con costanza. Non devi diventare il logopedista di tuo figlio. - Leggi tu a lui, ogni sera, anche storie sopra il suo livello: conosce parole nuove e resta legato ai libri nei mesi in cui leggere da solo gli pesa. - Fallo leggere ad alta voce pochi minuti, tutti i giorni. Lui legge, tu ascolti senza correggere ogni errore. - Scegli testi facili: meglio un libro per chi inizia a leggere, finito con soddisfazione, che uno della sua età lasciato a metà. - Non aggiungere esercizi per forza. Ai primi segni di difficoltà, scrivono le Linee guida, «non si deve procedere aumentando la mole degli esercizi»; e forzare la velocità, avverte l'articolo di Dorotea, «può generare ansia e frustrazione, senza alcun vantaggio reale». - Loda l'impegno. «È importante che il bambino si senta protagonista di piccoli successi» (Linee guida): un «oggi hai letto la pagina tutto da solo» vale più di un voto. - Evita i confronti con il fratello, la cugina o il compagno di banco che «legge già i libri lunghi». Il quadro completo, con le tappe classe per classe e i diversi tipi di fatica, è nella pagina Mio figlio legge male. Per l'incontro con la maestra ci sono le domande da fare ai colloqui; e se la pagella di febbraio dice solo «Italiano: discreto», ecco come leggere i giudizi sintetici.

Una nota sull'inglese

L'inglese si studia dalla classe prima, e in inglese molte parole non si leggono come si scrivono. Se tuo figlio fa già fatica a leggere in italiano, prima di aggiungere altra lettura, anche in inglese, chiedi alla maestra o allo specialista che cosa conviene. Readigo è un'app iOS per bambini dai 6 ai 12 anni: tuo figlio legge ad alta voce una storia in inglese, l'app dà un punteggio a ogni frase e segna le parole su cui ha inciampato. I risultati li vedi nell'app quando vuoi. Per ora l'app è in inglese, storie comprese; l'italiano è in arrivo. L'app non dice se c'è un DSA e non sostituisce la valutazione né il logopedista. Come funziona.

Fonti

Domande frequenti

  • Quali sono i segnali di dislessia in prima elementare?

    Le Linee guida ministeriali del 2011 indicano una lettura ancora sillabica ben oltre la metà della prima, la stessa parola letta in modi diversi nello stesso brano e la riga persa spesso. Sono segnali da osservare nel tempo, non una diagnosi: in prima leggere piano e a sillabe è normale.

  • A che età si diagnostica la dislessia?

    Secondo l'AID, la diagnosi di dislessia e disortografia si può fare dalla fine della seconda primaria, quindi verso i sette o otto anni, o anche più tardi; quella di disgrafia e discalculia dalla fine della terza. Prima, i risultati delle prove variano troppo per riconoscere con sicurezza un disturbo specifico.

  • Come funziona lo screening DSA nella scuola primaria?

    La legge 170/2010 chiede alle scuole di individuare presto i casi sospetti di DSA, secondo protocolli regionali e dopo averne informato le famiglie. In Veneto, per esempio, lo screening riguarda le prime due classi e dovrebbe essere seguito da attività mirate in classe. L'esito non è una diagnosi.

  • In famiglia c'è un DSA: che cosa devo fare?

    Dillo alla maestra e al pediatra fin dalla prima: le raccomandazioni PARCC del 2011 mettevano la familiarità tra gli indicatori di rischio. Non è una certezza. Osserva per qualche mese i segnali descritti in questa pagina e, se restano, chiedi al pediatra come avviare una valutazione.

  • Chi fa la diagnosi di dislessia e cosa succede dopo?

    La fanno psicologi e neuropsichiatri infantili, nel servizio di neuropsichiatria infantile della ASL o, dove la regione lo prevede, presso specialisti autorizzati. La famiglia consegna la diagnosi alla scuola, che prepara il piano didattico personalizzato (PDP), di regola entro il primo trimestre scolastico, con strumenti compensativi e misure dispensative.

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