Dislessia nei bambini: i segnali classe per classe, dalla prima alla prima media
Di La redazione di Readigo · 2026-05-16 · 13 min di lettura
In breve
In prima e in seconda il segnale da guardare è una lettura sillabica che non si scioglie con i mesi. Dalla terza in poi la dislessia cambia aspetto: la lettura resta lenta e faticosa anche quando gli errori calano, lo studio sui libri pesa, sul quaderno tornano gli stessi errori e l'inglese diventa un secondo ostacolo. Nessun segnale, da solo, è una diagnosi; se però durano nel tempo, il primo passo è un colloquio con la maestra, poi il pediatra.
Che cos'è la dislessia, in poche righe
La legge 170/2010 descrive la dislessia come una difficoltà nell'imparare a leggere che si manifesta in particolare «nella correttezza e nella rapidità della lettura». Le Linee guida ministeriali del 2011 aggiungono il metro di paragone: una lettura ad alta voce meno corretta e meno rapida «rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata, istruzione ricevuta». Tre cose, spiegate dall'AID (Associazione Italiana Dislessia), aiutano a capire con che cosa si ha a che fare. Nasce da come funziona il cervello. I DSA dipendono da un diverso funzionamento delle reti neuronali coinvolte nella lettura, nella scrittura e nel calcolo. «Non sono causati da un deficit di intelligenza, da problemi ambientali o psicologici e nemmeno da deficit sensoriali.» L'International Dyslexia Association, americana, osserva che alla base ci sono spesso, ma non sempre, difficoltà nel modo in cui il cervello tratta i suoni e la struttura delle parole. Leggere costa di più. Per l'AID i DSA non sono una malattia: il bambino impara a leggere, ma la lettura «necessita di tempi più lunghi e carichi maggiori di attenzione». E siccome leggere lo stanca, la fatica «si riflette spesso nella comprensione del testo». Dura tutta la vita. È una caratteristica che «è innata e non è transitoria», anche se cambia con la crescita. Dalla dislessia non si guarisce, ma le difficoltà, scrive l'AID, «possono essere compensate con il tempo e con una buona attività di potenziamento e riabilitativa». Per questo a dieci anni la dislessia non somiglia a quella dei sette, e i segnali vanno guardati classe per classe.
Esempio dall'app
Cosa sente l'app in un breve brano
La demo parte da sola. Il brano si illumina parola per parola, come fa l'app quando segue un bambino che legge ad alta voce, e rallenta dove chi legge inciampa. Il testo è in inglese, come oggi le storie di Readigo; quelle in italiano sono in arrivo.
Milo the fox found a red kite stuck high in the old oak tree, and he tugged until it came free.
Le parole difficili si segnano in arancione.
Quanti alunni hanno una diagnosi, e perché spesso arriva tardi
In Italia si contano le certificazioni consegnate a scuola: dicono quanti alunni hanno una diagnosi, non quanti bambini hanno un DSA. Anche così, i numeri regionali raccontano qualcosa di utile. Nelle scuole del Veneto che hanno risposto alla rilevazione dell'Ufficio scolastico regionale per il 2025/26, gli alunni con una certificazione di DSA erano l'1,8% nella primaria (i dati riguardano terza, quarta e quinta) e il 7,0% nella secondaria di primo grado. Una differenza così suggerisce che molte certificazioni arrivano dopo la primaria. Accorgersene prima conviene. Un bambino che fa fatica finisce per leggere meno, e resta indietro anche con le parole e le conoscenze: è quello che Keith Stanovich (1986) chiama «effetto San Matteo», e ne parliamo nel post lettura lenta o dislessia. Più tardi arrivano le misure giuste a scuola, più anni passa tuo figlio a faticare senza sapere perché.
I segnali, classe per classe
I segnali cambiano perché cambia quello che la scuola chiede. Le tappe sono indicative: conta che un segnale duri, mese dopo mese, anche con il recupero in classe e l'esercizio a casa. Scuola dell'infanzia e classe prima. All'infanzia l'AID mette tra i primi campanelli le «difficoltà con filastrocche e frasi in rima». In prima leggere piano e a sillabe è normale; preoccupa, per le Linee guida del 2011, una lettura che resta sillabica ben oltre la metà dell'anno. Classe seconda. Ci si aspetta che la lettura diventi via via più scorrevole. Se resta stentata, con errori sempre uguali, è il momento di parlarne a scuola e con il pediatra: la diagnosi di dislessia si può fare dalla fine della seconda. Questi due anni, con una tabella mese per mese, sono raccontati nella guida ai segnali in prima e seconda. Classe terza (8–9 anni). Si comincia a leggere per studiare: storia, geografia, i testi dei problemi. Qui la dislessia si fa vedere in altri modi: - ad alta voce legge ancora piano e con fatica, anche un brano che conosce; - finisce la pagina e non sa dire che cosa c'era scritto, mentre la stessa pagina, letta da te, la capisce benissimo; - nei quaderni tornano gli stessi errori, settimana dopo settimana: doppie, accenti, h, lettere scambiate; - evita di leggere ad alta voce in classe e trova una scusa quando tocca a lui. Dalla fine della terza, secondo l'AID, si possono diagnosticare anche disgrafia e discalculia: non stupirti se il discorso si allarga alla scrittura e ai numeri. Quarta e quinta (9–11 anni). I testi si allungano e i compiti chiedono più lettura. In italiano, che si legge quasi come si scrive, con gli anni la dislessia si sente soprattutto nella lentezza. Tressoldi, Stella e Faggella (2001), seguendo 38 bambini italiani con dislessia, hanno osservato che la loro velocità cresceva in media di circa 0,3 sillabe al secondo per anno di scuola, più o meno la metà dell'aumento degli altri bambini. È una media, non un metro per tuo figlio, ma spiega perché la distanza dai compagni tende ad allargarsi. Altri segnali di questi anni: - i compiti di studio durano ore, e dopo una pagina è sfinito; - nella scrittura, osservano le Linee guida, nei ragazzi più grandi si può notare «l'estrema difficoltà a controllare le regole ortografiche o la punteggiatura»; - l'inglese, che si scrive in modo molto meno regolare dell'italiano, diventa un secondo muro: lì legge molto peggio di quanto ti aspetteresti; - compaiono frasi come «sono stupido», il mal di pancia la mattina della verifica, il rifiuto di aprire il libro. Prima media (11–12 anni). Arrivano più insegnanti e più materie, e i libri si fanno più fitti. Le Linee guida ricordano che la secondaria chiede «la piena padronanza delle competenze strumentali (lettura, scrittura e calcolo)» e un metodo di studio, richieste che possono mettere in seria difficoltà l'alunno con DSA, «inducendolo ad atteggiamenti demotivati e rinunciatari». Un ragazzo che alle elementari se la cavava, perché era sveglio e la maestra lo conosceva bene, può andare in crisi proprio adesso.
| Classe | Che cosa è normale | Segnale da guardare | Con chi parlarne |
|---|---|---|---|
| Terza | Legge più spedito, a volte inciampa nelle parole lunghe | Lettura ancora stentata; una pagina ascoltata la capisce, la stessa letta da solo no | La maestra, poi il pediatra |
| Quarta e quinta | In silenzio legge sempre più in fretta e studia sui libri | Lettura che resta lenta; ore sui compiti; gli stessi errori scritti per mesi | Maestra e pediatra, con quaderni ed esempi |
| Prima media | Fatica ad abituarsi a più materie e più insegnanti | Rifiuto dello studio, voti in calo nelle materie da leggere, inglese molto più difficile del resto | Il coordinatore di classe e il pediatra |
| In qualsiasi momento | Qualche giornata storta | Ansia, mal di pancia, «sono stupido» davanti ai libri | Prima con lui, poi con la scuola |
La tabella serve a preparare il colloquio con esempi alla mano; le conclusioni spettano agli specialisti.
Che cosa la dislessia non è
Alcune idee sbagliate fanno perdere mesi. Non è vedere le lettere al contrario. In prima molti bambini scambiano b e d, p e q, e smettono con la pratica. Un bambino con dislessia non vede le lettere rovesciate, e la vista non c'entra: il perché, e perché i trattamenti per gli occhi non servono, lo spiega la risposta la dislessia è ereditaria?. Non è pigrizia. Un bambino che evita i libri evita qualcosa che gli costa molto. Prediche sull'impegno, punizioni o premi per «leggere di più» rischiano di peggiorare le cose. Non dipende dall'intelligenza. Le Linee guida parlano di disturbi che compaiono «in un contesto di funzionamento intellettivo adeguato all'età anagrafica». Tanti bambini con dislessia ragionano e raccontano benissimo. Non è colpa della famiglia, e di solito nemmeno della scuola. Come si è visto, l'AID esclude che i DSA nascano da problemi ambientali o psicologici. Una scuola può insegnare meglio o peggio, ma un bambino che ha avuto un buon insegnamento e fatica ancora tanto ha bisogno di una valutazione, non di un colpevole. Non è una rarità. Nelle medie del Veneto, come dicevamo, gli alunni con una certificazione erano il 7,0%: in una classe di venticinque, uno o due.
Come si arriva alla diagnosi
In Italia la strada parte quasi sempre dalla scuola e dal pediatra, e la racconta passo per passo la guida ai segnali in prima e seconda. In sintesi: prima il recupero in classe; se la difficoltà resta, la comunicazione della scuola alla famiglia (legge 170/2010, art. 3, c. 2); poi il pediatra, che indica dove fare la valutazione, cioè la neuropsichiatria infantile della ASL oppure specialisti accreditati, nelle regioni che li prevedono (art. 3, c. 1); infine, con la diagnosi, il piano didattico personalizzato (PDP) scritto dalla scuola. Nella valutazione clinica, scrivono le Linee guida del 2011, la dislessia si vede nella lettura di lettere, di parole, di non-parole (parole inventate, che non si possono riconoscere a memoria) e di brani, sempre su due assi: correttezza e rapidità. Serve anche una verifica delle capacità cognitive, perché per legge si parla di DSA solo «in presenza di capacità cognitive adeguate». L'AID ricorda che la diagnosi clinica spetta solo a psicologi e neuropsichiatri infantili. Due cose interessano chi ha un figlio già grande. La prima: non c'è un'età oltre la quale non valga più la pena. Una valutazione si può chiedere in quarta, in quinta o alle medie, e il profilo diagnostico, spiega l'AID, di solito si aggiorna «al passaggio da un ciclo scolastico all'altro». La seconda: se sospetti anche un problema di attenzione, dillo subito. Dislessia e ADHD si somigliano e a volte vanno insieme, come spieghiamo nel post dislessia o ADHD. Readigo non è uno strumento diagnostico né riabilitativo; per un dubbio rivolgiti al pediatra, a un logopedista o al servizio di neuropsichiatria infantile.
Che cosa aiuta: gli specialisti e la scuola
In Italia l'aiuto passa da due porte. Gli specialisti. Se serve un trattamento, lo decidono i clinici che hanno fatto la valutazione o che seguono tuo figlio, spesso insieme a un logopedista. Tempi, frequenza ed esercizi li stabiliscono loro, non un'app e nemmeno un elenco trovato in rete. La scuola e il PDP. Con la diagnosi, la legge 170/2010 (art. 5) dà diritto a due tipi di aiuto, che il PDP mette per iscritto: - gli strumenti compensativi, che fanno al posto suo, o gli rendono più leggera, la parte del compito che il disturbo ostacola. Per chi ha una dislessia sono soprattutto quelli che, con le parole delle Linee guida, trasformano «un compito di lettura (reso difficoltoso dal disturbo) in un compito di ascolto»: una persona che legge le consegne, la sintesi vocale, i libri digitali. Alle medie le Linee guida suggeriscono anche di proporre i contenuti nuovi più a voce che per iscritto; - le misure dispensative, che lo esentano da prestazioni che il disturbo rende particolarmente difficili e che non migliorano l'apprendimento. Per la secondaria le Linee guida elencano la dispensa dalla lettura a voce alta in classe e da tutte le attività in cui la lettura è la prestazione valutata. Sui tempi delle verifiche, in mancanza di indicazioni più precise, scrivono che «una quota del 30% in più appare un ragionevole tempo aggiuntivo». Gli strumenti vanno imparati: studiare con la sintesi vocale, notano le Linee guida, «è cosa diversa» dal leggere il libro di testo, e ci vuole tempo per abituarsi. Molti genitori temono che con gli strumenti il figlio «si impigrisca». Le Linee guida la vedono diversamente: gli strumenti compensativi sollevano l'alunno da una prestazione resa difficile dal disturbo, «senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo».
Che cosa puoi fare a casa
Il lavoro a casa non sostituisce quello degli specialisti e non deve diventare una seconda scuola: perché aggiungere esercizi non serve, e come costruire una settimana sostenibile, lo spieghiamo nella guida dislessia: come aiutare tuo figlio a casa. Le storie, intanto, non si fermano. Continua a leggergli ad alta voce libri che da solo non riuscirebbe a leggere, anche a dieci o dodici anni. Con un audiolibro seguito sul libro di carta arriva agli stessi romanzi dei compagni; come usarlo bene lo spieghiamo nel post audiolibri e lettura. Se un esercizio di lettura dura un'ora, il problema non si risolve al tavolo della cucina: parlane con le insegnanti, perché il PDP può prevedere meno compiti e strumenti per lo studio. Le Linee guida parlano proprio di un «patto educativo/formativo» tra famiglia e scuola. Quando legge ad alta voce, se lo specialista è d'accordo, bastano pochi minuti su un testo facile, senza correggere ogni parola. Se si blocca, evita il «leggi bene»: aiutalo a unire le sillabe, oppure leggi tu la parola e andate avanti. Più degli esercizi, poi, conta che non si convinca di essere «negato». Loda l'impegno, non la velocità, e trovategli qualcosa in cui è bravo che non passi dalla lettura.
Quando chiedere una valutazione
La tentazione di aspettare è forte: «è un tipo lento», «suo fratello si è sbloccato in quarta», «alle medie maturerà». Qualche volta va così. Altre volte quell'attesa costa anni. Chiedi un parere, prima alla maestra o al coordinatore di classe e poi al pediatra, se: - a fine seconda o in terza legge ancora in modo stentato, nonostante il recupero fatto in classe; - dalla terza in poi la lettura resta molto lenta, anche se sbaglia poco; - capisce una pagina se gliela leggi tu, ma non se la legge da solo; - i quaderni mostrano gli stessi errori per mesi; - in famiglia qualcuno ha un DSA (quanto conta la familiarità); - in inglese la lettura è molto più difficile che nelle altre materie; - leggere gli provoca ansia, rabbia, mal di pancia, o lo fa sentire stupido. Non devi aspettare che si muova la scuola: le Linee guida prevedono che la famiglia faccia valutare il figlio anche di sua iniziativa, non solo su segnalazione del pediatra o degli insegnanti. Se tuo figlio ha già nove o dieci anni, leggi è troppo tardi per imparare a leggere bene?; se pensi che basti un sostegno in più, senza un disturbo di mezzo, parti da quando serve un aiuto in più nella lettura.
Crescere con la dislessia
La dislessia accompagna tuo figlio anche da grande, ma non nella stessa forma. Le Linee guida osservano che gli alunni con DSA «sviluppano stili di apprendimento specifici, volti a compensare le difficoltà»: con gli anni si trova un modo proprio di studiare. Spesso, più della lettura, pesa quello che il bambino finisce per pensare di sé. Le Linee guida lo mettono nero su bianco: il successo nell'apprendimento è «l'immediato intervento da opporre alla tendenza» degli alunni con DSA «a una scarsa percezione di autoefficacia e di autostima», e le esperienze negative ripetute sono un fattore di rischio per l'abbandono della scuola. Il tuo compito ha due parti. La prima: arrivare presto agli aiuti giusti, a scuola e con gli specialisti, così la dislessia costa il meno possibile. La seconda: proteggere l'idea che tuo figlio ha di sé, perché anni di fatica in più dei compagni non diventino la storia di uno «che non ce la fa». Le stesse Linee guida riconoscono agli alunni con DSA il diritto a «una chiara informazione riguardo alla diversa modalità di apprendimento». Spiegargli con parole adatte alla sua età che cosa gli succede può togliergli un peso: la sua fatica ha un nome, e non dice niente su quanto è intelligente.
Readigo e l'inglese
Con la dislessia l'inglese può diventare un ostacolo in più, che si studia dalla prima e si scrive in modo poco regolare; per questo, con un DSA, le Linee guida chiedono alla scuola più spazio all'orale. Readigo, un'app per iPhone e iPad, è pensata per un esercizio preciso: far leggere ad alta voce storie in inglese a bambini dai 6 ai 12 anni. Mentre tuo figlio legge, l'app ascolta e dà un punteggio a ogni frase, segnalando le parole su cui ha inciampato; com'è andata lo vedi nell'app, quando vuoi. Per ora l'app è in inglese, storie comprese; l'italiano è in arrivo. Non è un aiuto per la dislessia e non lavora sul disturbo. Con una diagnosi, e a maggior ragione se il PDP lo dispensa dalla lettura a voce alta, chiedi prima al logopedista o a chi lo segue se un esercizio così ha senso per lui, e quando. Come funziona.
Fonti
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170 - Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, artt. 1, 3 e 5 (Normattiva)
- MIUR - Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, allegate al decreto ministeriale 12 luglio 2011 (copia dell'Ufficio scolastico regionale per il Lazio), §§ 1, 1.1, 2.1, 3, 4.2.1, 4.3, 4.4, 5, 6.5 e 6.6
- AID, Associazione Italiana Dislessia - Che cosa sono i DSA
- AID, Associazione Italiana Dislessia - La diagnosi (quando si può fare, chi la fa, aggiornamento del profilo)
- AID, Associazione Italiana Dislessia - Come si riconoscono i DSA (indicatori precoci e alla fine della prima)
- Ufficio scolastico regionale per il Veneto - Gli alunni con disturbi specifici dell'apprendimento, rilevazione a.s. 2025/2026 (cap. 2, distribuzione per grado di scuola)
- Tressoldi, Stella e Faggella (2001) - The development of reading speed in Italians with dyslexia: a longitudinal study, Journal of Learning Disabilities 34(5) (PubMed)
- Stanovich, K. (1986) - Matthew Effects in Reading: Some Consequences of Individual Differences in the Acquisition of Literacy, Reading Research Quarterly (ERIC)
- International Dyslexia Association - Definition of Dyslexia