Mio figlio ha 5 anni e non sa leggere: è normale?
In breve: Sì. In Italia a cinque anni un bambino frequenta di solito l'ultimo anno della scuola dell'infanzia, dove non si insegna a leggere: a leggere si impara in prima. A questa età conta altro. Se parla in modo comprensibile, gioca con le rime, sente le sillabe di una parola e ascolta volentieri una storia, la base c'è. Se proprio queste cose gli costano molta fatica, parlane con le maestre e con il pediatra.
Esempio dall'app
Cosa sente l'app in un breve brano
La demo parte da sola. Il brano si illumina parola per parola, come fa l'app quando segue un bambino che legge ad alta voce, e rallenta dove chi legge inciampa. Il testo è in inglese, come oggi le storie di Readigo; quelle in italiano sono in arrivo.
Milo the fox found a red kite stuck high in the old oak tree, and he tugged until it came free.
Le parole difficili si segnano in arancione.
A cinque anni la scuola non insegna ancora a leggere
In Italia la scuola dell'infanzia è «non obbligatoria e di durata triennale» (D.Lgs. 59/2004, art. 1) e precede la primaria, dove si iscrivono i bambini che compiono sei anni entro il 31 dicembre (DPR 89/2009, art. 4). Un bambino di cinque anni, quindi, di solito è all'ultimo anno dell'infanzia. Lì non si insegna a leggere: per le Linee guida ministeriali sui DSA del 2011 la lingua scritta «non costituisce un obiettivo della scuola dell'infanzia», che deve però costruirne «i necessari prerequisiti».
In una stessa sezione le differenze sono grandi. C'è chi a cinque anni conosce già tutte le lettere e legge qualche parola sulle insegne, e c'è chi sa scrivere soltanto il proprio nome. Sono differenze normali: a leggere si impara a scuola, nel corso della prima, e in italiano succede in fretta.
C'è poi il caso degli anticipatari. Su richiesta della famiglia possono iscriversi alla primaria anche i bambini che compiono sei anni entro il 30 aprile, e così alcuni cominciano la prima a cinque anni. Per loro valgono i tempi della classe: a novembre non leggere ancora è normale, la lettura arriva durante l'anno.
Che cosa conta davvero a cinque anni
A questa età la lettura si prepara con le orecchie e con la voce. Le Linee guida del 2011 lo dicono in una frase: «Il linguaggio è il miglior predittore delle difficoltà di lettura». Conta che tuo figlio parli in modo comprensibile, che conosca tante parole, che sappia raccontarti una cosa che gli è successa all'asilo.
Poi contano i giochi con i suoni delle parole, le attività metafonologiche. Il primo passo è la sillaba: dividere «cane» in ca-ne è alla portata di un bambino che non sa ancora leggere, spiegano le Linee guida, perché ogni sillaba corrisponde a un movimento della bocca. Seguono le rime e il suono con cui comincia una parola: «sole» e «sale» cominciano allo stesso modo. Le Linee guida consigliano attività di questo tipo «nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e nella prima e nella seconda classe della scuola primaria».
Quanto alle lettere: se gli interessano, bene, rispondi quando chiede e gioca con le iniziali dei nomi di casa. Se non gli interessano ancora, questo da solo non è un segnale. A cinque anni rime e sillabe dicono di più.
I segnali da tenere d'occhio
L'AID (Associazione Italiana Dislessia) elenca alcuni «indicatori precoci di rischio di DSA nella scuola dell'infanzia (a 5 anni)». Tra quelli che riguardano il linguaggio e l'ascolto: - «scarsa conoscenza delle parole e dei significati»; - «difficoltà con filastrocche e frasi in rima»; - «scarsa capacità di costruzione della frase»; - «difficoltà nel ripetere e individuare toni, suoni, sillabe e parole simili».
Le Linee guida del 2011 descrivono lo stesso quadro dal punto di vista delle maestre: il bambino che «confonde suoni, non completa le frasi», che salta o scambia suoni nelle parole, «va supportato con attività personalizzate all'interno del gruppo».
Nessuno di questi segnali è una diagnosi. Le Linee guida sono esplicite: «Un alunno con DSA potrà venire diagnosticato solo dopo l'ingresso nella scuola primaria», e per l'AID la diagnosi di dislessia si può fare solo dalla fine della seconda primaria. A cinque anni un segnale serve a giocare di più con i suoni, a casa e in sezione, e a parlarne con le maestre e con il pediatra. Se in famiglia qualcuno ha un DSA, dillo alle maestre e al pediatra: perché conta lo spieghiamo in La dislessia è ereditaria?.
Readigo non è uno strumento diagnostico né riabilitativo; per un dubbio rivolgiti al pediatra, a un logopedista o al servizio di neuropsichiatria infantile.
Cosa fare a casa, senza schede
Bastano pochi minuti al giorno, nei momenti che passate già insieme. - Leggete insieme ogni sera. Una storia letta da te allarga il vocabolario e allena l'ascolto. Nati per Leggere, il programma promosso da pediatri e bibliotecari (ACP, AIB e CSB), propone letture alle «famiglie con bambini fino a 6 anni di età»: chiedi in biblioteca o al pediatra. - Giocate con le sillabe. Battete le mani sulle sillabe del suo nome (Ma-ri-a), poi su quelle degli oggetti di casa. Poi al contrario: tu dici «ta-vo-lo», lui trova la parola. - Cercate le rime. Filastrocche, conte, canzoni. «Che cosa fa rima con gatto?» funziona in macchina come in fila al supermercato. - Il primo suono. «Vedo una cosa che comincia con mmm…»: si gioca con i suoni, non con i nomi delle lettere. - Le lettere, se le chiede. Rispondi con il suono («questa fa sss»), senza trasformarlo in una lezione.
Due cose si possono lasciare perdere. Le schede con le lettere da ricalcare, che secondo le Linee guida «non giovano» a imparare davvero la forma delle lettere. E la fretta: queste attività, chiedono le stesse Linee guida, vanno proposte «all'interno di un clima sereno», senza togliere spazio al gioco.
Quando parlarne, e con chi
Con le maestre della scuola dell'infanzia, prima di tutto. Vedono tuo figlio ogni giorno insieme a tanti coetanei, e le Linee guida affidano loro proprio l'«osservazione sistematica». Chiedi come se la cava con le filastrocche, con le sillabe, con il racconto. Nel passaggio alla primaria le Linee guida prevedono uno «scambio conoscitivo tra la famiglia, i docenti della scuola dell'infanzia e i docenti della scuola primaria»: è il momento di raccontare alla nuova maestra quello che hai notato.
Con il pediatra, se tuo figlio è difficile da capire anche per chi lo conosce bene, se usa frasi molto più corte dei coetanei o se ti sembra che non senta bene: può controllare l'udito e, se serve, indicarti un logopedista. Quello che invece a cinque anni non serve: corsi di lettura, quaderni di esercizi, confronti con il cugino che legge già.
Readigo è un'app iOS pensata per bambini dai 6 ai 12 anni, quindi a cinque anni è presto. Più avanti, quando tuo figlio leggerà con sicurezza, potrà leggere ad alta voce una storia in inglese: l'app dà un punteggio a ogni frase e segna le parole su cui ha inciampato, e i risultati li vedi nell'app quando vuoi. Per ora l'app è in inglese, storie comprese; l'italiano è in arrivo. Non dice se c'è un DSA e non prende il posto delle maestre né del pediatra. Come funziona.
Fonti: D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59, art. 1 (Normattiva); DPR 20 marzo 2009, n. 89, art. 4 (Normattiva); MIUR, Linee guida per il diritto allo studio degli alunni con DSA (2011), copia dell'USR Lazio; AID, Come si riconoscono i DSA; Nati per Leggere.
Domande correlate
Un bambino di 5 anni deve saper leggere?
No. In Italia a leggere si impara in classe prima, a sei anni. A cinque anni la scuola dell'infanzia lavora sui prerequisiti: linguaggio, ascolto, rime, sillabe. Alcuni bambini leggono già qualche parola, molti no, e tutti e due i casi sono normali.
Mio figlio ha 5 anni e non conosce le lettere: è un problema?
Di solito no. Le lettere si imparano in prima. A cinque anni conta di più che parli bene, giochi con le rime e senta le sillabe nelle parole. Se le lettere gli interessano, rispondi alle sue domande con il suono della lettera, senza farne una lezione.
Quali sono i segnali di dislessia a 5 anni?
A cinque anni non si parla di dislessia: la diagnosi si fa dalla fine della seconda primaria. L'AID indica però alcuni segnali di rischio, come difficoltà con filastrocche e rime, poche parole conosciute, frasi costruite male. Se li noti, parlane con le maestre e con il pediatra.
Devo insegnare a leggere a mio figlio prima della primaria?
Non serve: la scuola riparte da zero con tutti. A casa è più utile leggere storie insieme ogni sera e giocare con i suoni delle parole. Lascia perdere le schede con le lettere da ricalcare: le Linee guida ministeriali del 2011 scrivono che non giovano.
Mio figlio è anticipatario e in prima non legge ancora: è normale?
All'inizio dell'anno sì. Gli anticipatari cominciano la prima a cinque anni e seguono i tempi della classe: la lettura arriva durante l'anno, sillaba dopo sillaba. Se ben oltre la metà della prima legge ancora con grande fatica, parlane con la maestra e con il pediatra.
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Ultimo aggiornamento: 2026-10-27.