Stampatello maiuscolo, minuscolo e corsivo: quando si passa dall'uno all'altro?

In breve: Di solito nel corso della prima, ma una data uguale per tutte le scuole non c'è. Si parte dallo stampatello maiuscolo, il carattere più semplice, come suggeriscono le Linee guida ministeriali del 2011; poi arrivano lo stampato minuscolo, il carattere dei libri, e il corsivo. I tempi li decidono le insegnanti con il libro adottato: alcuni libri restano in maiuscolo fino a quasi metà volume, altri lavorano su quattro caratteri (stampato e corsivo, maiuscolo e minuscolo).

Esempio dall'app

Cosa sente l'app in un breve brano

La demo parte da sola. Il brano si illumina parola per parola, come fa l'app quando segue un bambino che legge ad alta voce, e rallenta dove chi legge inciampa. Il testo è in inglese, come oggi le storie di Readigo; quelle in italiano sono in arrivo.

In ascolto

Milo the fox found a red kite stuck high in the old oak tree, and he tugged until it came free.

Le parole difficili si segnano in arancione.

Perché si comincia dallo stampatello maiuscolo

Le Linee guida ministeriali sui DSA del 2011 lo dicono così: «qualunque metodo si adotti, sarebbe auspicabile iniziare con lo stampato maiuscolo, la forma di scrittura percettivamente più semplice».

Il motivo è lo spazio che le lettere occupano sulla riga. Nello stampatello maiuscolo tutte le lettere hanno la stessa altezza e stanno tra due sole linee: le Linee guida la chiamano «scrittura bilineare». Nello stampato minuscolo e nel corsivo, invece, le lettere occupano tre fasce: quella centrale di a e c, quella in alto dove salgono l e b, quella in basso dove scendono g e q. È una scrittura «quadrilineare», molto più complessa da percepire per chi sta imparando.

C'è anche un vantaggio pratico. In minuscolo b, d, p e q si somigliano molto: è la stessa pancia con l'asta da una parte o dall'altra, in alto o in basso. In maiuscolo B, D, P e Q hanno forme ben diverse, e per un bambino che sta ancora imparando i suoni è una confusione in meno.

Quando arrivano il minuscolo e il corsivo

Una regola nazionale sul mese non c'è. Le insegnanti scelgono il libro e il percorso, e i libri di prima escono spesso in due versioni. «Nuovo Colibrì» di Raffaello, per esempio, ha un «Metodo A (stampato)» e un «Metodo B (4 caratteri)», e il suo libro di letture di prima «propone il MAIUSCOLO fino a quasi metà volume». Nella versione «4 caratteri» il percorso li comprende tutti e quattro: stampato maiuscolo e minuscolo, corsivo maiuscolo e minuscolo.

Sui tempi le Linee guida danno un criterio. Chiedono di evitare la stessa lettera presentata in più caratteri insieme e di «soffermarsi su una soltanto di queste modalità fino a che l'alunno non abbia acquisito una sicura e stabile rappresentazione mentale della forma di quella lettera». Prima la forma di una lettera diventa sicura, poi si aggiunge il carattere successivo. E non tutte le lettere chiedono lo stesso tempo: l'insegnante, aggiungono le Linee guida, deve soffermarsi «per un tempo più lungo sui fonemi più complessi graficamente».

Anche la ricerca lascia spazio. Calvani e colleghi (2021), molto severi sul metodo globale, riconoscono che la tempistica per passare agli altri caratteri e al corsivo «conserva un margine maggiore di discrezionalità», e che si possono seguire i «suggerimenti ministeriali di basarsi inizialmente solo sullo stampato maiuscolo». Due classi della stessa città possono quindi avere tempi diversi, e vanno bene tutte e due.

Il minuscolo, intanto, è il carattere di quasi tutti i libri: quando tuo figlio comincia a leggerlo, la scelta in biblioteca si allarga di colpo. Finché legge solo il maiuscolo, ci sono prime letture pensate apposta, come alcuni titoli di Sinnos in stampatello maiuscolo.

Sul corsivo, infine, c'è una novità. Le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo (D.M. 221/2025) entrano nella primaria in modo progressivo, «a partire dalle classi prime» del 2026/27, e gli danno molto spazio: «Tornano centrali la calligrafia e la scrittura in corsivo», riassume ilDiritto.it. Il mese in cui cominciare resta comunque una scelta della scuola, e il consiglio delle Linee guida non cambia: prima il maiuscolo, poi gli altri caratteri, uno alla volta.

Cosa fare a casa

- Usa il carattere della classe. Se a scuola scrivono in maiuscolo, a casa anche la lista della spesa, i biglietti di auguri e i giochi si fanno in maiuscolo. Anticipare il corsivo a casa va contro il consiglio di lavorare su un carattere alla volta. - Guarda il quaderno. Il quaderno di italiano dice a che punto è la classe meglio di qualsiasi calendario. Se hai dubbi, chiedi ai colloqui con la maestra. - Lettere grandi, gesti ampi. Per imparare una forma nuova, le Linee guida (parlando della scuola dell'infanzia) suggeriscono di tracciarla «sul pavimento camminando o in aria con le mani», o con la spugna bagnata sulla lavagna; le schede da ricalcare, scrivono, «non giovano». Con una lettera che proprio non viene, a casa si può fare lo stesso. - La matita in mano. Le Linee guida chiedono alla maestra indicazioni precise su «come si tiene una corretta impugnatura della matita o della penna» e sul movimento della mano. Chiedile come la insegna in classe e ripetete lo stesso a casa, con un promemoria ogni tanto più che correzioni continue. - Niente gare di bella scrittura. Una grafia ordinata arriva con il tempo. In prima conta che le lettere siano riconoscibili e tracciate nel verso giusto, come mostra la maestra.

Per la lettura vale lo stesso principio: si segue il metodo della classe, come spieghiamo in metodo fono-sillabico o globale.

Se scrivere resta molto faticoso

All'inizio il corsivo è lento e disordinato per molti bambini: è un gesto nuovo, con lettere legate tra loro. Se però dopo mesi scrivere resta molto faticoso in qualunque carattere, con lettere difficili da riconoscere o una mano che si stanca presto, parlane con la maestra e con il pediatra.

La disgrafia, cioè la difficoltà nel tratto della mano, secondo l'AID si diagnostica di solito alla fine della terza, come spiega la guida ai segnali di dislessia in prima e seconda. Prima di allora si lavora sul gesto, con calma.

Readigo non è uno strumento diagnostico né riabilitativo; per un dubbio rivolgiti al pediatra, a un logopedista o al servizio di neuropsichiatria infantile.

Readigo lavora sulla lettura, non sulla scrittura. È un'app iOS per bambini dai 6 ai 12 anni: tuo figlio legge ad alta voce una storia in inglese, l'app dà un punteggio a ogni frase e segna le parole su cui ha inciampato. I risultati li vedi nell'app quando vuoi. Per ora l'app è in inglese, storie comprese; l'italiano è in arrivo. Come funziona.

Fonti: MIUR, Linee guida per il diritto allo studio degli alunni con DSA (2011), copia dell'USR Lazio; Raffaello, relazione per l'adozione di «Nuovo Colibrì» (2026); Calvani, Damiani e Ventriglia, «Evidenze, miti e prassi didattiche: il caso dell'insegnamento della lettura nella scuola italiana», ECPS Journal 24 (2021); ilDiritto.it, nuove Indicazioni nazionali 2026/2027 (D.M. 9 dicembre 2025, n. 221); Sinnos, Prime letture in stampatello maiuscolo.

Domande correlate

  • Quando si passa dallo stampatello al corsivo in prima elementare?

    Una data nazionale non c'è: lo decidono le insegnanti, insieme al libro adottato. Di solito si parte dallo stampatello maiuscolo e si aggiungono minuscolo e corsivo uno alla volta, quando la forma delle lettere è sicura. Il quaderno di italiano ti dice a che punto è la classe.

  • Perché in prima si scrive in stampatello maiuscolo?

    Perché è il carattere più semplice: tutte le lettere hanno la stessa altezza e stanno tra due linee. Minuscolo e corsivo usano tre fasce, con lettere che salgono e scendono. Le Linee guida ministeriali del 2011 consigliano di iniziare dal maiuscolo, qualunque metodo si usi.

  • Che cos'è il metodo 4 caratteri?

    È la versione del libro di prima che lavora su tutti e quattro i caratteri: stampato maiuscolo e minuscolo, corsivo maiuscolo e minuscolo. L'altra versione, «stampato», lavora sui caratteri dello stampato. Alcuni editori, come Raffaello con «Nuovo Colibrì», pubblicano entrambe, e la scuola ne adotta una.

  • Devo insegnare il corsivo a mio figlio prima che lo faccia la scuola?

    Meglio di no. Le Linee guida ministeriali consigliano di lavorare su un carattere alla volta, finché la forma di ogni lettera è sicura. A casa usa il carattere della classe e lascia che il corsivo arrivi a scuola, con le indicazioni della maestra sul gesto.

  • Mio figlio scrive male in corsivo: è disgrafia?

    Non per forza. All'inizio il corsivo è lento e disordinato per molti bambini. Secondo l'AID la diagnosi di disgrafia si fa di solito alla fine della terza. Se dopo mesi la scrittura resta molto faticosa o difficile da leggere in ogni carattere, parlane con la maestra e con il pediatra.

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Ultimo aggiornamento: 2026-10-27.