Mio figlio è indietro nella lettura rispetto alla classe: come capirlo e cosa fare
Di La redazione di Readigo · 2026-03-15 · 7 min di lettura
In breve
Nella scuola italiana non c'è un «livello di lettura» per classe da consultare: è la maestra a sapere se tuo figlio legge come ci si aspetta in quel momento dell'anno. Se ti sembra indietro, parti da lei e chiedi esempi concreti, che cosa fa la classe e che cosa fare a casa. Anche senza diagnosi la scuola può personalizzare la didattica. A casa servono dieci minuti al giorno di lettura ad alta voce su testi facili.
Che cosa vuol dire «indietro» nella scuola italiana
Negli Stati Uniti il «livello di classe» si misura con scale e punteggi; in Italia una scala così non esiste. Quando un bambino legge ad alta voce, la maestra guarda la correttezza, la rapidità e la comprensione, e le confronta con quello che si aspetta in quel periodo dell'anno. Alcune scuole usano prove come le MT, con una fascia per ciascuna delle tre. La pagella ha un solo giudizio per tutto l'italiano e sulla lettura da sola non dice niente (che cosa significa ogni giudizio). «Indietro», poi, indica una zona più che un punto: nella stessa classe c'è chi legge già romanzi e chi è ancora alle prime letture, e possono essere tutti nella norma. Il campanello suona quando la distanza dai compagni resta, o cresce, nonostante l'esercizio. Se succede a tuo figlio, non è un caso isolato: secondo il rapporto INVALSI 2026, in seconda il livello base in italiano l'hanno raggiunto due bambini su tre.
Esempio dall'app
Cosa sente l'app in un breve brano
La demo parte da sola. Il brano si illumina parola per parola, come fa l'app quando segue un bambino che legge ad alta voce, e rallenta dove chi legge inciampa. Il testo è in inglese, come oggi le storie di Readigo; quelle in italiano sono in arrivo.
Milo the fox found a red kite stuck high in the old oak tree, and he tugged until it came free.
Le parole difficili si segnano in arancione.
I segnali, anche quelli che non si vedono subito
Molti bambini imparano a nascondere la fatica. - Evita la lettura. Rimanda sempre la pagina da leggere, o dice che un libro è noioso prima di aprirlo. - Legge ancora a sillabe, o lento e stentato, quando i compagni si sono già sciolti. Che cosa è normale classe per classe lo trovi nella pagina Mio figlio legge male. - Legge ma non capisce: arriva in fondo alla pagina e non sa dirti che cosa è successo. - La fatica si allarga ad altre materie. Dettati pieni di errori, problemi di matematica sbagliati perché non ha capito il testo e, dalla terza, uno studio di storia e scienze sempre più pesante. L'ultimo segnale è il più facile da scambiare per altro: «non si applica», «è distratto». Spesso, a monte, c'è la lettura.
Perché conviene muoversi presto
Tra la terza e la quarta la lettura diventa il modo di studiare: il sussidiario, i testi di storia e di scienze, i problemi di matematica. Chi fatica ancora a decifrare si porta dietro quella fatica in tutte le materie. La distanza, poi, tende a crescere da sola: chi legge con fatica legge meno e si allena meno. È il meccanismo che Keith Stanovich (1986) ha chiamato «effetto San Matteo», raccontato nel post su lettura lenta e dislessia. Negli Stati Uniti uno studio della Annie E. Casey Foundation (Hernandez, 2011) ha trovato che i bambini che a fine terza non leggevano bene avevano una probabilità quattro volte più alta di non diplomarsi in tempo, entro i 19 anni. Con l'aiuto giusto, però, la maggior parte dei bambini migliora davvero, da qualunque punto parta; muoversi presto dà solo più tempo.
Come capire a che punto è
Parti dalla maestra, e chiedi fatti. «È un po' lento, recupererà» rassicura, ma non ti dice niente. Chiedi esempi: che cosa ha notato e da quando, se il punto debole è la correttezza, la rapidità o la comprensione, se c'è stata una prova di lettura, che cosa si fa in classe e quando ne riparlate. Un incontro si può chiedere anche prima dei colloqui; come prepararlo lo spieghiamo nel post sui colloqui con la maestra. A casa, ascoltalo. Una sera fagli leggere una pagina che non conosce e segna dove si ferma. Il calcolatore delle sillabe al secondo ti dà un punto di partenza, da rifare su un brano simile dopo tre o quattro settimane. Il test del livello di lettura offre invece un orientamento di massima sulla fase in cui si trova.
Un piano per casa, in base al punto debole
Il motore del recupero è la lettura ad alta voce, ogni giorno, con qualcuno che ascolta e aiuta a correggere: è la lettura guidata che il National Reading Panel americano (2000) ha trovato utile per la lettura delle parole, la scorrevolezza e la comprensione. Bastano dieci minuti al giorno; che cosa farci, però, dipende da dove fa fatica. Se sbaglia molto (doppie, digrammi, lettere scambiate): testi più facili e lettura lenta. Quando si blocca, non suggerirgli la parola: lascia che ci arrivi lui, sillaba dopo sillaba, con il metodo della maestra. Se è corretto ma lento: rileggete la stessa pagina per qualche sera di fila, poi passate alla successiva. È il metodo delle letture ripetute studiato da Samuels (1979): la seconda e la terza lettura escono più spedite e più pulite della prima. Se legge ma non capisce: prima di cominciare guardate insieme titolo e figure e chiedigli che cosa si aspetta; a metà fermatevi un momento; alla fine fattelo raccontare con parole sue. E continua a leggergli tu storie sopra il suo livello: è lì che incontra le parole nuove. In ogni caso, difendi la voglia di leggere: la lettura non diventa mai un castigo, fratelli e compagni restano fuori dal discorso e qualche libro lo sceglie lui. Se ormai ogni pagina è una lite, leggi prima il post su come riavvicinarlo ai libri.
Quando chiedere un parere specialistico
Se da qualche mese c'è un lavoro regolare, a scuola e a casa, e la lettura non si muove, conviene guardare più a fondo, soprattutto se: - fa fatica a giocare con i suoni delle parole, per esempio con le rime; - unisce i suoni con grande fatica anche dopo che gli sono stati spiegati molte volte; - dopo la seconda scambia ancora lettere come b e d, o p e q; - parla e ragiona molto meglio di come legge; - in famiglia qualcuno ha avuto difficoltà a leggere. Il percorso parte dalla maestra e dal pediatra, che può escludere un problema di vista o di udito e indirizzarti al servizio di neuropsichiatria infantile della ASL o, dove la regione lo prevede, a specialisti o strutture accreditate, che fanno la valutazione. Per la dislessia la diagnosi, secondo l'AID, non arriva prima della fine della seconda primaria; se c'è, la scuola prepara un piano didattico personalizzato (PDP) con gli strumenti compensativi e le misure dispensative previsti dalla legge 170/2010. I segnali da osservare sono nella guida Segnali di dislessia in prima e seconda elementare. Readigo non è uno strumento diagnostico né riabilitativo; per un dubbio rivolgiti al pediatra, a un logopedista o al servizio di neuropsichiatria infantile.
Che cosa fa la scuola e che cosa fai tu
Che cosa può fare la scuola: - Osservare e, in molte scuole, fare prove di lettura in prima e in seconda, dopo averne informato le famiglie. La legge 170/2010 (art. 3) precisa che l'esito di queste prove non è una diagnosi. - Lavorare in classe con attività mirate di recupero; se la difficoltà resta, la scuola deve comunicarlo alla famiglia (art. 3, c. 2). - Personalizzare la didattica anche senza diagnosi. Una circolare del ministero del 2013 (C.M. n. 8), che accompagna la direttiva sui bisogni educativi speciali (BES), definisce «compito doveroso» dei team dei docenti della primaria indicare in quali casi serva una personalizzazione della didattica «ed eventualmente di misure compensative o dispensative», anche senza certificazione. Le decisioni vanno motivate a verbale, e lo strumento è il piano didattico personalizzato, firmato da dirigente, docenti e famiglia. Se tuo figlio fatica da tempo, puoi chiedere alla maestra se il team docenti ne ha parlato. Che cosa puoi fare tu: - I minuti di ogni giorno. La scuola ha la competenza, ma poco tempo per ciascun bambino: i dieci minuti ad alta voce a casa sono il pezzo che più spesso manca. - Tenere vivo il vocabolario, leggendogli storie e proponendogli audiolibri sopra il suo livello mentre la decifrazione recupera. - Proteggere l'idea che ha di sé come lettore, senza nessun «ma perché non ci riesci?». - Restare in contatto con la maestra anche fuori dai colloqui, con un breve scambio ogni tanto: «su che cosa lavoriamo questo mese?». Resta l'inglese, che a scuola si studia dalla prima. Per quello può darti una mano Readigo, un'app per iPhone e iPad per bambini dai 6 ai 12 anni: tuo figlio legge ad alta voce una storia in inglese, l'app dà a ogni frase un punteggio e segna le parole su cui ha inciampato, e tu trovi tutto nell'app, quando vuoi. Per ora l'app è in inglese, storie comprese; l'italiano è in arrivo. Sul ritardo in italiano, quindi, l'app non interviene: quello resta affare della scuola, dei libri e dei tuoi dieci minuti. E finché l'italiano gli costa tanta fatica, decidi con la maestra se aggiungere anche l'inglese o aspettare. Come funziona.
Fonti
- INVALSI - Comunicato stampa, Rapporto nazionale INVALSI 2026 (16 luglio 2026)
- Stanovich, K. (1986) - Matthew Effects in Reading, Reading Research Quarterly (scheda ERIC)
- Hernandez, D. J. (2011) - Double Jeopardy: How Third-Grade Reading Skills and Poverty Influence High School Graduation
- National Reading Panel - Teaching Children to Read (NICHD)
- Samuels, S. J. (1979) - The method of repeated readings
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170 - Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, artt. 3 e 5 (Normattiva)
- AID, Associazione Italiana Dislessia - La diagnosi (quando si può fare e a chi rivolgersi)
- MIUR - Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013 (prot. 561), Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012 «Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali»: indicazioni operative (copia sul sito di una scuola)